Gli alpaca vengono allevati per produrre fibra pregiata.
Nel mondo tutti gli allevatori cercano di allevare seguendo strategie personali ma con un unico obbiettivo: ottenere più fibra e della migliore qualità possibile da ogni animale. Questo presuppone una conoscenza molto approfondita non solo delle singole qualità della fibra di alpaca ma anche della loro ereditarietà e
della caratteristiche genetiche e ambientali che possono migliorarne o peggiorarne la qualità. Per ogni allevatore la sfida è proprio quella di migliorare le caratteristiche positive senza perdere in carattere e morfologia. Un vero allevatore non si può limitare ad accoppiare le proprie femmine con il primo maschio che capita solo perché “è il più vicino” o il “meno costoso”. Negli anni si sarà fatto un’idea dei propri animali e dei loro punti di forza in modo da poter correggere eventuali difetti e migliorare sempre più la struttura della loro fibra.
In questo contesto è chiaramente molto importante che la qualità del maschio sia la migliore possibile perché un singolo stallone può accoppiarsi e condizionare la qualità della generazioni future. Mentre una singola femmina, per quanto mediocre, può produrre un solo cria l’anno, un maschio ha un impatto molto maggiore. E’ chiaro quindi che quasi tutte le femmine (non quelle con difetti morfologici e gravi malattie ereditarie) sono avviate alla riproduzione; quasi tutti i maschi andrebbero invece castrati perché non hanno le caratteristiche che li rendono adatti a diventare stalloni. Solo il 3% dei cria maschi hanno le qualità dello stallone e di questi una percentuale anche minore è in grado di tramandare i propri tratti positivi in maniera consistente e costante nel tempo su tutte le femmine.
Ma allevare non è solo un lavoro di teoria e osservazione in cui si cerca di prevedere il risultato dei diversi accoppiamenti. Allevare implica una certo grado di conoscenza degli alpaca e delle loro necessità, nonché la disponibilità di spazi e recinzioni per separare i diversi gruppi che si verranno a formare negli anni: stalloni, giovani e cria svezzati, partorienti, mamme con cria. Il branco si divide di solito per gruppi di età e di “affinità lavorativa”, per cui le femmine in avanzato stato di gravidanza andrebbero spostate tutte insieme nel recinto più protetto e visibile. In questo modo si può tenerle d’occhio più facilmente e dare loro un mangime specifico senza rischiare di ingrassare chi non ne ha bisogno. I maschi vanno assolutamente separati dalla femmine, sia perché alla lunga perderebbero interesse, sia perché sarebbero inevitabile lotte e tensioni – spesso violente – per stabilire la gerarchia.
A questo si aggiunge l’essere responsabile della nascita dei cria. Di solito il parto è molto veloce e non presenta difficoltà: nel giro di poco il cria si alza, succhia il colostro e inizia a sgambettare in giro con la madre e all’allevatore non resta che tenerli d’occhio e godersi lo spettacolo. A volte però le cose non vanno come dovrebbero ed è fondamentale riconoscere le difficoltà in modo tempestivo ed essere in grado di intervenire al meglio delle proprie capacità e conoscenze.
In generale, l’allevamento degli alpaca è un lavoro dalle molte sfaccettature, che assicura grandi frustrazione e grandi soddisfazioni e che richiede impegno, spazio e molta voglia di imparare.