Originari degli altipiani andini del Sud America gli alpaca stanno velocemente conquistando il mondo e si trovano ormai ovunque. Nonostante il successo degli ultimi anni, comunque, gli alpaca restano sostanzialmente animali rari: dei 4 milioni presenti in tutto il mondo il 98% si trova ancora sulla cordigliera di Perù, Bolivia e Cile. Un numero irrisorio se paragonato ai 125 milioni di ovini e caprini che vivono solo in Europa.
Gli alpaca appartengono alla famiglia dei camelidi sud americani insieme ai lama e ai due “cugini selvatici”, i guanachi e le vigogne. Sono allevati da migliaia di anni per produrre grandi quantità di soffice lana (o fibra), calda e senza lanolina, quindi anallergica. La selezione ha portato alla formazione di due razze: i Huacaya sono i più diffusi e la loro fibra cresce perpendicolarmente al corpo e dà loro quella caratteristica aria da orsacchiotti.
I Suri che rappresentano circa il 10% della popolazione mondiale di alpaca, producono invece una fibra più setosa e lucida che cresce avvolgendosi in tanti lunghi ricci che formano una splendida cortina che ondeggia e segue i movimenti dell’animale. Per quanto l’industria tessile sia interessata principalmente alla produzione di grandi quantità di fibra bianca, esistono ben 22 diversi colori naturali che vanno dal biondo al nero corvino passando per innumerevoli varietà di marrone e grigio. Oltre agli animali con colorazione uniforme ci sono poi tantissimi alpaca pezzati, con macchie sugli arti o sul dorso che li rendono assolutamente unici.
Non è però solo la loro fibra che li rende così interessanti da allevare o tenere in giardino. Mentre sulle Ande gli alpaca sono considerati alla stregua delle nostre pecore o capre e vengono anche macellati, nel resto del mondo la loro relativa rarità e i prezzi sostenuti ne garantiscono l’esclusione dal mercato alimentare. Al contrario di capretti e agnellini maschi anche i cria (così si chiamano i cuccioli di alpaca) maschi non usati come riproduttori hanno un valore come animali da compagnia e produttori di lana.
Si spiega così la veloce diffusione di questi animali in tutti quei Paesi occidentali dove negli ultimi anni si è verificato un ritorno alla campagna da parte di persone senza conoscenze specifiche su allevamento e agricoltura. Confrontati con la necessità di occupare campi e pascoli, molti si sono messi alla ricerca
di razze particolari e soprattutto di animali non necessariamente destinati al macello. Gli alpaca in questo rappresentano non solo un ottimo investimento ma consentono di diversificare i prodotti di un eventuale agriturismo o fattoria didattica. Oltre ad essere molto rustici e tranquilli sono anche facilmente gestibili e non hanno bisogno di cure o conoscenze particolari. Sono decisamente meno distruttivi delle capre e sono poco proni a tutte quelle malattie che colpiscono le pecore. Bisogna aggiungere però che i veterinari specializzati in questi affascinati animali sono ancora pochi e sarebbe quindi importante sapere se il veterinario di zona è interessato ad impararne di più.
Un’altra caratteristica molto importante è che gli alpaca non hanno zoccoli e i loro piedi sono formati da cuscinetti morbidi protetti da due unghie che consentono loro di ancorarsi su terreni scoscesi, ma senza rovinare il pascolo. Rispetto alle pecore sono anche più puliti e usano parte del recinto come “toilette”: infatti sporcano unicamente certe aree che poi non vengono brucate. Il letame fra l’altro può quindi essere usato immediatamente come fertilizzante senza rischiare di bruciare le piante. Grazie a questi accorgimenti gli alpaca non solo mantengono tutto più pulito ma riducono di molto le possibilità di infestazioni parassitarie e vermi. Vengono infatti sverminati e vaccinati 1-2 volte l’anno e a queste operazioni di routine si aggiungono la tosatura, effettuata una volta l’anno all’inizio dell’estate, ed eventualmente il taglio delle unghie,
un’operazione facile e indolore di cui hanno bisogno solo alcuni soggetti. Le femmine vengono accoppiate per la prima volta intorno ai 18 mesi di età e la gestazione di un unico cria dura 11 mesi e mezzo. Un’altra particolarità degli alpaca è che sono ovulatori indotti, cioè non vanno in calore bensì l’ovulazione viene stimolata dall’accoppiamento stesso. In questo modo l’allevatore può decidere di non far partorire le femmine durante l’inverno e concentrare le nascite in stagioni più favorevoli. Inoltre i parti avvengono solo fra la mattina e il primo pomeriggio per dare il tempo ai cria di asciugarsi ed irrobustirsi abbastanza da fronteggiare quella che sulle Ande è spesso una gelida notte sotto zero. Nei suoi venti anni di vita una buona fattrice può partorire dai 10 ai 15 cria di cui (si spera) la metà circa saranno altre femmine produttive.
In generale, i prezzi rispecchiano la qualità degli animali e il loro uso ultimo: chi pensa agli alpaca come animali da compagnia e “taglia erba ecologici” può minimizzare i costi e comprare 2-3 maschietti castrati o animali non da riproduzione (gli alpaca sono animali di gruppo e non possono stare da soli). In questo modo si riducono le probabilità di lotte fra maschi e gravidanze non pianificate che non si sarebbe in grado di gestire. Chi invece ha intenzione di allevare può iniziare con alcuni castrati per fare esperienza oppure comprare subito alcune femmine gravide: in linea di massima, quindi, gli alpaca non si comprano “a coppie”.
In ogni caso è indispensabile non solo comprare animali sani e della migliore qualità possibile ma soprattutto, essere in grado di riconoscere i tratti positivi e quelli negativi. Come per tutti i tipi di allevamento anche con gli alpaca non si improvvisa e ci sono moltissime cosa da imparare sulla fibra e su come migliorarla di generazione in generazione. Per questo è importante cercare di documentarsi e di raccogliere il maggior numero di informazioni possibili, seguire corsi e comprare gli animali da allevatori seri con cui si possa stabilire un rapporto di fiducia e collaborazione.